Categorie: Giustizia

Legge Nordio nel mirino: Pasquale Errico analizza il ricorso della Cassazione

Dottor Errico, la Corte di Cassazione ha recentemente sollevato una questione di legittimità costituzionale sulla cosiddetta Legge Nordio. Di cosa si tratta esattamente?
“Sì, con un’ordinanza emessa lo scorso febbraio, la sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha sollevato la questione di legittimità costituzionale in merito alla Legge Nordio (n. 114/2024), nella parte in cui ha abrogato il reato di abuso d’ufficio. È un passaggio importante, perché si ipotizza un possibile contrasto con obblighi internazionali assunti dall’Italia”.

Quali sono le conseguenze se questa questione dovesse essere accolta?
“Se la Corte Costituzionale dovesse accogliere la questione, avrebbe un effetto in malam partem, ovvero sfavorevole per l’imputato, poiché comporterebbe la reviviscenza dell’articolo 323 del Codice Penale, che puniva appunto l’abuso d’ufficio. Questo è possibile perché esiste una deroga al divieto di effetti in malam partem, nel caso in cui vi sia un contrasto con obblighi sovranazionali, come previsto dalla giurisprudenza costituzionale”.

Quali obblighi sovranazionali sarebbero stati disattesi con l’abrogazione dell’abuso d’ufficio?
“Secondo la Suprema Corte, l’abrogazione del reato determinerebbe un’inattuazione della Convenzione ONU contro la corruzione del 31 ottobre 2003. Questa Convenzione non si limita a sanzionare la corruzione in senso stretto, ma richiede agli Stati firmatari di tipizzare e contrastare una serie più ampia di condotte, tra cui il peculato, l’abuso di funzioni pubbliche, il traffico di influenze, fino ad arrivare a reati commessi anche nella sfera privata”.

Quindi l’Italia, con questa abrogazione, rischia di non rispettare la Convenzione ONU?

“Esatto. L’ordinanza della Cassazione evidenzia che l’Italia ha assunto obblighi precisi con questa Convenzione e che tali obblighi devono essere attuati con efficacia, sia nella prevenzione sia nella repressione della corruzione. In assenza di una tutela penale adeguata, si rischia di indebolire l’azione di contrasto alla corruzione e di minare la fiducia dei cittadini nella Pubblica Amministrazione”.
Come si inserisce questo discorso nel nostro quadro costituzionale?
“L’ordinanza fa riferimento all’articolo 11 della Costituzione, che parla di limitazioni della sovranità in condizioni di parità con gli altri Stati, ma anche all’articolo 117, che impone il rispetto degli obblighi internazionali e comunitari. Viene citato anche l’articolo 97, relativo ai principi di imparzialità e buon andamento della Pubblica Amministrazione. Insomma, l’abrogazione tocca una serie di equilibri delicati”.

Cosa può decidere ora la Corte Costituzionale?
“La Corte ha diverse opzioni: può dichiarare la questione inammissibile, manifestamente infondata, oppure può accogliere o rigettare il ricorso. Se dovesse accogliere la questione, dichiarerebbe l’incostituzionalità della norma abrogatrice e, di conseguenza, il reato di abuso d’ufficio tornerebbe in vigore dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza in Gazzetta Ufficiale”.

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di Ornella Trotta

Ornella Trotta

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