Categorie: Cultura

Vincenzo Andriuolo, dialettologo teggianese: “Senza dialetto non c’é identità”

Vincenzo Andriulo é dirigente di struttura sanitaria in pensione, smessi i panni del burocrate si é scoperto appassionato di linguistica e si é dedicato interamente alla riscoperta della lingua e della cultura teggianese.

Dal 2013 ad oggi pubblica due volumi “Il dialetto romanzo”  De Nicola Editore e “Frisèddi ri carajèsima” Edizioni dell’Ippogrifo con prefazione di Patrizia Del Puente, e fonda l’associazione “More dianense” con sede a Teggiano.

“Frisèddi ri carajèsima” (Biscotti di Quaresima),  raccoglie ventuno sonetti di satira anticlericale scritti, in vernacolo, dal medico e umanista teggianese, Gaetano d’Elia, tra il 9 di maggio del 1886 e il 9 di febbraio del 1888. “L’autore, attraverso la parafrasi del testo e la sua analisi dal punto di vista fonomorfologico, prosodico, metrico e strutturale, disvela un fine straordinario poeta dotato di una vena artistica non comune, capace di coniugare a livelli altissimi le strutture ritmiche e melodiche dell’endecasillabo e della parlata vernacolare teggianese”.

Perché tanto lavoro?

“Inizialmente per pura passione, o semplicemente per riassaporare i dialoghi e le voci di un tempo. Poi é diventata un’esigenza perché ho capito che la cultura di un popolo si può conservare solo conservandone la lingua”.

Come sono stati accolti i suoi lavori?

“Con molto entusiasmo, tanto da spingere la giunta comunale di Teggiano a farsi promotrice di un progetto da me elaborato per l’insegnamento curriculare del dialetto teggianese nelle scuole medie di Teggiano”.

Quando questa passione?

“Facendo un banale elenco di termini dialettali insieme agli amici del gruppo FB Teggiano Style mi sono trovato di fronte a due problemi: le parole che in italiano hanno la g dura in posizione iniziale, esempio gallina, ma in dialetto teggianese la g dura non c’é, c’é addina. La percezione é che ci sia solo una vocale, ma quando ci metti davanti l’articolo la sua vocale non si elide. Perché? Secondo problema: due parole omografe zinnu, se lo leggi con la zeta sonora il suo significato é grosso bidone di latte, se lo leggi con la zeta sorda zinnu il significato é piccola quantità.

Ho capito che non potevo risolvere questi problemi con le mie conoscenze scolastiche e ho comprato on line i tre volumi della Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti del professore Rohlfs e mi sono messo a studiare. Da lì sono nate le mie pubblicazioni”.

Progetti per il futuro?

“Far ridiventare strutturale l’insegnamento del dialetto nelle scuole e risvegliare l’interesse delle persone attraverso iniziative anche di scrittura e teatro in dialetto”.

 

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di Ornella Trotta

Ornella Trotta

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