MIlano, Brera. Foto Andrea Scuratti
Anni di lotte e di dolori, di rassegnazioni e di privazioni hanno portato le donne alla consapevolezza di oggi.
E finalmente si trova il coraggio di denunziare. Non tutte le vittime denunziano, ma l’attenzione é alta.
E’ recente la sentenza di condanna del marito violento che prevede fra le pene accessorie la sospensione della potestà genitoriale per più di un lustro.
Un marito e padre abile a picchiarela moglie ad ogni piè sospinto alla presenza dei loro due bambini.
Quell’uomo non é stato un buon padre, non é stato un buon compagno di viaggio.
La Giustizia prende consapevolezza?
Era necessario arrivare in tribunale?
Una mia collega prof suole ripetere ai ragazzi vivaci.
“A scuola siete ancora protetti. Ascoltateci! Imparate qui a diventare donne e uomini responsabili.
Se questi comportamenti li metterete in atto altrove, saranno ben altre le istituzioni che si interesseranno a voi. E, vi assicuro che non sarà una passeggiata”.
E i ragazzi ascoltano.
La nostra mamma é donna, siamo tutti nati da una donna.
Potrebbe essere questo l‘incipit di una buona riflessione sulla parità di genere.
Non credo sia necessario scomodare l’educazione all’affettività.
Sarebbe, forse, più utile e più interessante approfondire i contenuti: dai classici alla letteratura contemporanea.
Anche la letteratura racconta la violenza: Otello uccide Desdemona per gelosia e Gianciotto Malatesta é l’artefice dell’efferato omicidio di Paolo Malatesta e di Francesca Da Polenta.
Ce lo racconta Tito Livio nell’opera Ab Urbe Condita, la storia di Roma.
La monarchia muore per la violenza subita da Lucrezia, moglie di Collatino, ad opera di Sestio Tarquinio, figlio dell’ultimo re di Roma Tarquinio il Superbo.
Un’offesa insopportabile a cui seguiranno la cacciata del re, la fine della monarchia e la nascita della Repubblica.
Quanto c’é di storia e quanto c’é di tradizione non é dato sapere, ma l’oltraggio a Lucrezia é la ragione di un nuovo assetto istituzionale in Roma.
Penso alla poesia di Eugenio Montale Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale ,e mi ritornano in mente parafrasi, analisi e figure retoriche di una delle più belle liriche della letteratura italiana.
Un inno all’amore, un inno a Drusilla, un inno alla donna.
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