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In “Un cesto pieno di storie” la doppia anima dell’ingegnere-scrittore

SALA CONSILINA (SA). ‹‹Simone non avrebbe mai immaginato i graffi che quella storia gli avrebbe lasciato dentro, nella mente ma soprattutto nel cuore››. È l’incipit di “Ponti di fumo”, il più lungo dei racconti raccolti nell’ultimo libro di Pasquale TuozzoUn cesto pieno di storie”, edito da PAV Edizioni.

 

“Un cesto pieno di storie”: l’ultimo libro di Pasquale Tuozzo

 

Dopo il romanzo autobiografico “Solstizi di primavera” e il fantasy “Intrecci di mondi paralleli”, l’ingegnere-scrittore di Sala Consilina si cimenta in una sorta di opera omnia: 18 storie di genere e di lunghezza diversi, accomunate dal binomio memoria-ricordo.

 

Lo scrittore Pasquale Tuozzo
Pasquale, ci parli del tuo ultimo lavoro?

 

‹‹Un cesto pieno di storie” è una raccolta di racconti, che ho scritto in un arco temporale molto lungo, parallelamente ai miei romanzi. Negli anni li ho riletti e corretti nel tentativo di migliorarne e di uniformarne lo stile, ma si tratta di racconti molto diversi, ognuno dei quali termina con una citazione che ne sintetizza il senso. Ho immaginato il libro come un cesto, dal quale il lettore può raccogliere la storia che vuole. Ogni racconto è una storia a sé stante, che ha successo se chi la legge vi riscontra frammenti di sé››.

 

Quali sono le tue fonti di ispirazione?

 

‹‹Anche se non si tratta di racconti autobiografici, l’ispirazione l’ho trovata comunque nella realtà che mi circonda. Il racconto che apre il libro, ad esempio, prende spunto da una lettera scritta da me tanto tempo fa. È una storia che ho voluto inserire nell’ottica di abbattere determinati schemi mentali: l’identità e il genere del mittente vengono chiariti, infatti, soltanto alla fine››.

 

Qual è il personaggio al quale ti senti più legato?

 

‹‹Amo tutti i personaggi che creo: li ascolto, li assecondo e do loro spazio e il più delle volte non mi deludono. Quello a cui mi sento più legato però è Simone, il giovane protagonista di “Ponti di fumo”. Simone è un adolescente che si innamora follemente di una donna più grande di lui. È un personaggio che fa tenerezza e lo considero un po’ come un fratello minore. Ho scritto questo romanzo agli inizi degli anni 2000, mentre l’ultimo un paio di anni fa››.

 

E quando hai scritto il primo?

 

‹‹Nel momento in cui ho iniziato a coltivare la passione per la scrittura››.

 

Ci racconti quel momento?

 

‹‹Ho frequentato il liceo classico e l’impronta umanistica, si sa, te la porti dietro tutta la vita, ma la mia passione per la scrittura l’ho scoperta all’università. Studiavo Ingegneria a Napoli, quando un giorno passai dalle formule ai versi. Dopo una prima poesia ne scrissi un’altra, poi i primi racconti e man mano venne fuori quella che per me era un’inclinazione naturale. Pensai addirittura di cambiare percorso di studi, ma ormai tutto era diventato una sfida. Mi dicevo “Sto studiando Analisi I, prima voglio superare questo esame e poi cambio facoltà”. È andata avanti così per tutti gli esami finché non mi sono laureato››.

 

Ed è nato così un ingegnere-scrittore…

 

‹‹Lo scrittore è un po’ come un ingegnere che progetta una struttura. Quando scrivo mi faccio prendere per mano dalle emozioni, ma una volta finita la prima stesura inizio a ragionare. Sono tante le cose da valutare: la trama, le ambientazioni, i personaggi. La contraddizione è sempre dietro l’angolo e se il lettore trova delle incoerenze si sente tradito. Nel fantasy “Intrecci di mondi paralleli”, ad esempio, ho dovuto creare un mondo nuovo, con le sue leggi e le sue regole: è stato uno sforzo di logica››.

 

Progetti in cantiere?

 

‹‹Sto già scrivendo un altro romanzo, questa volta ambientato in una grande città. Storie diverse che finiscono per intrecciarsi in una realtà dove sono tutti perdenti, tranne coloro in grado di difendere un amore puro››.

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di Mariana Cavallone

Mariana Cavallone

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